Mese: giugno 2014

Amare

«Vorrei riuscire ad amarti» gli dico.

Lui indietreggia, guardandomi spaventato con quei suoi enormi occhi azzurri.

«Non devi avere paura di me» cerco di tranquillizzarlo «voglio solo amarti»

Evidentemente la prospettiva non lo rende felice, e il ragazzo si volta, procedendo a passi veloci lungo il pontile.

“Perché succede sempre così?” penso “perché non vogliono che li ami?”

Accanto a me Gloria scuote la testa, ridacchiando a bassa voce.

«Quand’è che capirai?» mi chiede «Non è così che devi comportarti, devi essere più decisa. Non dire che li ami, fallo!»

Capelli biondi, occhi verdi e fisico atletico, mia sorella non mi somiglia per nulla. Lei, con il suo vestito bianco e il cappello di paglia a tesa larga, sembra uscita da una rivista di moda, mentre io, con il mio corpo basso e massiccio, avvolto da almeno una quindicina di chili di troppo, somiglio alla cassiera di un supermercato che ha appena terminato un turno massacrante.

«Non è mica così facile, gli uomini si spaventano quando dico “Ti amo”»

«Umph, è perché lo carichi troppo di significato, devi essere più naturale. Ti mostro io come si fa» continua lei «Impara.»

La vedo chinarsi sulla mia cassetta per qualche secondo poi, una volta trovato quello che cerca, si alza con un movimento fluido e si avvicina a un ragazzo dal fisico atletico intento a farsi un selfie col tramonto come sfondo.

«Permetti?» gli dice «Vuoi che ti scatti io la foto? Così verrà meglio e potrai far ingelosire la tua ragazza»

Il giovane sorride, lusingato dall’interesse di Gloria, e risponde:

«Non ho una ragazza»

«Ottimo» commenta lei, lanciandogli uno sguardo complice.

«Forza, dammi il cellulare» dice poi, avvicinandosi e, nello stesso tempo, lanciandomi una rapida occhiata.

Ecco, ha deciso di entrare in azione. Ora mi mostrerà come si ama!

Cautamente mi avvicino, per riuscire a scorgere meglio le mosse della maestra e per cercare di imparare quanto più posso della sua tecnica.

Si accosta sorridendo al giovane, la mano sinistra tesa verso il telefono e la destra infilata con naturalezza nella tasca del vestito.

Lui, fa un passo verso di lei, il sorriso sempre stampato sul volto e lo sguardo di un uomo che ha vinto la lotteria.

Succede tutto a velocità straordinaria.

Gloria gli afferra il braccio con la sinistra, e lo tira verso di sé.

Lui, sentendo il contatto e vedendo che si avvicina, piega leggermente la testa di lato, preparandosi a un bacio.

La mano destra di lei sale a sfiorare la guancia del ragazzo.

E poi l’ama.

Infilando l’affilata punta dell’amo nella morbida guancia del giovane con una mossa abile.

Lui lancia un urlo acuto, mentre noi due ci affrettiamo a correre lungo il pontile fino a arrivare alla macchina.

«E’ così che si fa» spiega mia sorella, con appena un cenno di fiatone dovuto alla corsa «Devi essere veloce e decisa. Oltretutto in questo modo eviti anche che rimanga la cicatrice»

Io annuisco convinta, mentre metto in moto la macchina e cerco di allontanarmi il più possibile dalle urla del giovane playboy.

«In ogni caso, a quanto siamo?» chiede lei, come se non lo sapesse meglio di me.

«Sette a zero per te» rispondo depressa.

«Ah già, è vero» dice lei, un sorriso sornione sulla faccia.

NdA: Questo racconto originariamente vedeva come protagonisti due uomini ma, visto quello che succede ultimamente, ho pensato fosse meglio cambiare.

Fonte immagine: sito http://www.be2.it

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Amare di Davide Piccirillo è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Voilà – un raccontino per cominciare

“Non farci caso, è innocuo”

Era questo il commento che, classicamente, accompagnava ogni sua esibizione, era stato ormai ripetuto talmente tante volte che, a un certo punto, qualche buontempone, cominciò a chiamarlo così, Nonfarcicaso, tutto attaccato. Da allora quel nome gli era rimasto appiccicato addosso e ora tutti lo chiamavano in quel modo o, più brevemente, Nonfa.

Era l’esibizionista del quartiere, ma era ben voluto da tutti. Primo perché era il figlio di due bravissime persone che, per tutta la loro vita si erano sempre comportate benissimo aiutando, nel loro piccolo, chiunque fosse bisognoso, e secondo perché era un esibizionista timido.

Sì, timido, pur sentendo l’impulso irrefrenabile di mostrarsi a tutti, aprendo l’impermeabile e urlando “Voilà!”, era però restio a esibire le parti più intime e indossava perciò sempre le mutande.

Spesso, in inverno, lo si trovava al bar dell’angolo, intento a bere una bevanda calda che qualche buon cuore gli aveva offerto impietosito al vederlo gelare al freddo nella sua “divisa”.

Certo, alcune volte gli era capitato che, qualche estraneo del quartiere, prendendo con poco spirito la sua performance, lo riempisse di botte. Ma ormai era molto difficile, Nonfa si appostava nel centro dei giardini pubblici e, per ovviare ai suddetti inconvenienti, gli era stato creato intorno un cordone protettivo che avvisava i passanti occasionali e i nuovi arrivi della sua presenza. Di giorno la ronda era composta dai pensionati che si ritrovavano a godersi l’aria aperta, la sera erano invece le compagnie dei ragazzi, che li avevano il punto di ritrovo, a esercitare quel compito.

Tutto andava in questa maniera da anni quando nel quartiere arrivò Luxuria, esemplare professionista del mestiere più antico del mondo.

La fila sempre presente davanti al citofono del suo appartamento e il peculiare abbigliamento che Nonfa poteva apprezzare durante i momenti in cui, staccando da lavoro, Luxuria si recava a fare la spesa o a depositare i versamenti in banca, agitarono qualcosa nell’animo del Nonfa.

Il nostro decise quindi di cambiare per una volta le sue abitudini e di appostarsi sulla strada che dalla banca portava alla casa di Luxuria.

Attese con pazienza il suo arrivo e, quando giudicò adatta la distanza, si esibì nel suo miglior “Voilà!”.

Lei rimase immobile per qualche istante, intenta a studiarlo mentre si portava l’indice all’angolo della bocca, poi emise la sua sentenza.

-Quelle mutande bianche non vanno per niente bene caro. Qualcuno potrà anche averti detto che il bianco ingrossa è vero, ma l’effetto globale che ha su di te, abbinato al colore di quell’impermeabile, è quello di uno che ha dimenticato per sbaglio di mettersi i pantaloni. Per stupire veramente devi essere più audace. Ti ci vuole un leopardato! Vieni su da me, dovrei averne uno della tua taglia che un cliente una volta ha dimenticato-

L’effetto di quelle parole sul Nonfa fu devastante. Finalmente qualcuno, e per giunta un esperto del settore, che prendeva con la dovuta serietà la sua esibizione!

Certo era stata critica, ma si capiva che lo faceva per il suo bene.

Salì nell’appartamento con lei e rimase a cena. Parlò quasi sempre Luxuria, anche perché oltre al “Voilà!” Nonfa era un uomo che non amava chiacchierare. Fu prodiga di consigli, gli mostrò come migliorare la camminata, la posa migliore in cui rimanere una volta aperto l’impermeabile e, molto importante, come rendere più efficace l’apertura stessa ampliando e rendendo più sciolto il gesto.

Poi gli narrò della sua triste storia, era una storia molto triste disse, piena di eventi tragici e dolorosi da ricordare, talmente dolorosi che, raccontò lei, a un certo punto per non soffrire più aveva deciso di scordarseli. Così ora non poteva raccontargli con esattezza la propria storia, ma poteva assicurargli che si trattava di una storia molto, molto triste.

Quelle parole toccarono il cuore del Nonfa sino a farlo piangere. Fu così che, tra la gratitudine per i suoi consigli, la compassione per la sua triste storia e la naturale affinità che sentiva con lei, Nonfa s’innamorò.

Tutti furono felici di quella storia d’amore, Nonfa sembrava molto più contento e inoltre, a detta di molti, le sue esibizioni erano enormemente migliorate.

Il giorno del matrimonio ci fu un’enorme festa, tutto il quartiere era in piazza quando il parroco, che aveva saputo vedere, oltre le apparenze, alla bellezza dei loro cuori, benedisse l’unione e augurò loro ogni felicità.

Così ora non è infrequente vedere verso sera qualche distinto signore uscire furtivamente dal portone del loro palazzo, dirigersi con aria preoccupata verso il parco, avvicinarsi a Nonfa e dire:

-Sua moglie le manda a dire di rincasare, ha finito di lavorare e la cena sarà pronta tra poco-

Lui, allora, sorride allo sconosciuto e, aprendo l’impermeabile, risponde:

-Voilà!-

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Voilà di Davide Piccirillo è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://piccoliscritti.com/2014/06/17/voilla-un-raccontino-per-cominciare/.