L’eterea pozione

L’eterea pozione

Ho pubblicato per la prima volta questo racconto all’interno del forum inchiostro e patatine ( http://www.ilforumletterario.com/ ), in una sezione dedicata a un esercizio: scegliere un personaggio di un quadro e inventarsi una storia. Il mio personaggio era lo scienziato al centro.

«È arrivata la colomba?» chiese Aloisio, mentre passava freneticamente da un lato all’altro del piccolo laboratorio.
I lunghi capelli bianchi scendevano morbidi sino alle spalle e incorniciavano un volto affilato, come l’intelligenza che s’intuiva brillare all’interno dei suoi occhi neri. Era ancora vestito con una vestaglia rossiccia e le ciabatte ai piedi, ma questa non era una cosa infrequente, la mente del genio era troppo presa da pensieri importanti e spesso dimenticava cose ovvie e per lui insignificanti, come vestirsi.
«Non ancora, signore. Come vi ho già detto il mercante ha promesso di passare nel pomeriggio, e sono solo le nove di mattina»
«L’ora migliore per avere buone idee!» sentenziò lo studioso.
Cecco annuì, come sempre, anche se avrebbe avuto diversi argomenti per contestare la bontà delle idee che il suo principale aveva avuto, durante le migliaia di mattine che il ragazzo aveva passato al suo servizio. Da quando Aloisio da Chiaravalle, esimio alchimista, scienziato e inventore, lo aveva prelevato, all’età di sei anni, dalla casa degli orfani, la sua vita era cambiata e lui era stato scaraventato all’interno di un enorme gorgo, dove entrambi lottavano inesauribilmente solo per rimanere a galla. Ma nessun servitore di buon senso si sarebbe messo a discutere con il suo padrone, e tanto meno lo avrebbe fatto lui, anche perché sapeva benissimo che, in quello stato di totale agitazione, l’uomo non avrebbe sentito nemmeno una parola delle sue eventuali recriminazioni.
«Dev’essere di notte!» esclamò Aloisio «Solo di notte può funzionare. La luce del sole è troppo pesante, troppo nitida, il sole vuole farci vedere le cose come sono, mostrarcene ogni più terreno elemento, ma la luna… La luce della luna è eterea, argentea, è fatta per permettere ai sogni di librarsi leggeri sopra le nostre teste. È la luce di cui abbiamo bisogno»
«Certamente, signore» rispose il ragazzo «avete ragione. Ma ora non sarebbe il caso di dare un’occhiata alla pentola grande? L’intrugl… ehm… la vostra pozione, sta cominciando a emettere un fumo piuttosto denso, e anche un odore abbastanza pungente»
«La pozione per la ricrescita dei capelli! Me l’ero scordata!»
Così dicendo lo scienziato corse verso il camino su cui era sospeso il grosso pentolone. Rimase per qualche secondo a osservarne il contenuto per poi allontanarsi, spinto dalla necessità di immettere nei propri polmoni aria pulita, in sostituzione dei miasmi che lo stavano facendo soffocare e tossire.
«Ottimo… coff… ottimo… adesso si può spegnere, poi coff… lo lasceremo raffreddare per qualche ora»
Ovviamente tocco a Cecco insinuarsi tra la nuvola di fumo tossico e spegnere il fuoco.
«San Flagellato, protettore dell’avvelenato, salvami tu!» mormorò mentre eseguiva il compito.
Nel frattempo Aloisio era già impegnato in un altro esperimento, trafficando con una mistura di polveri e liquidi.
Un fragoroso scoppio e un’imprecazione in latino segnalarono la non riuscita della prova.
«Santa Costanza, datemi la pazienza!» esclamò, Cecco, vedendo la confusione provocata dall’esplosione.
«Devo aver sbagliato qualcosa» gridò Aloisio, reso momentaneamente sordo dall’esplosione.
«Non ci vuole un genio per capirlo» si lamentò il ragazzo, tenendo la voce bassa per evitare di farsi sentire.
«Comunque, fa niente, come dico sempre: i fallimenti sono i mattoni su cui si costruiscono le grandi scoperte.»
Nei nove anni passati da quando l’inventore lo aveva portato via dall’orfanotrofio, le grandi scoperte del suo padrone potevano contarsi sulle dita di una mano, ragionò Cecco. Non per questo l’ammirazione del ragazzo era diminuita, l’intelligenza di Aloisio era indubbia, appannata soltanto dalla scarsa capacità di organizzazione e dall’ostinazione nel voler fare cento cose alla volta.
«Venite qua, ora, padrone. Dovete togliervi quella fuliggine dalla faccia, non vorrei che fosse anche velenosa…»
«No, non è preziosa, non preoccuparti, Cecco.» rispose l’alchimista.
«Non ho detto preziosa, oooh, ma cosa parlo a fare… State fermo, fatevi pulire con questa spugna»
«Dobbiamo preparare la macchina per l’esperimento di stasera» urlò Aloisio «Dev’essere tutto perfetto, lo sai che vengono anche i miei finanziatori con le loro famiglie, devo fare bella figura! Chiedi alla cuoca di preparare dell’oca arrosto, a pancia piena si è propensi a vedere tutto sotto una luce migliore»
«A meno che non si soffra di stomaco» profetizzò Cecco, che odiava i pesanti piatti preparati dalla signora Santina, la cuoca cui si rivolgevano per le serate importanti.
«Dev’essere tutto perfetto…» ripeté lo scienziato, gli occhi persi nel vuoto e la mente già dietro a qualche nuovo pensiero.
«Lo sarà, signore, non preoccupatevi»

“Per fortuna la rendita del signore è abbastanza alta da permetterci di sopravvivere anche senza i soldi degli investitori” pensò quella sera Cecco, mentre, dall’altro lato della stanza, il suo principale stava dilungandosi nella spiegazione dell’esperimento.
La macchina, che somigliava vagamente a una lampada, era posizionata al centro del tavolo, al suo interno la colomba si agitava spaventata.
“Fai bene a esserlo“ ragionò il ragazzo ”Non t’invidio, povero uccellino”
«Il principio è facile. La colomba è composta di pelle, ossa, carne e sangue, ebbene, se noi, che siamo notevolmente più intelligenti, nonostante siamo composti degli stessi elementi, non possiamo volare, perché lei sì?»
«Perché ha le ali!» obiettò con ragionevolezza uno dei ragazzini.
«Ah! Beata innocenza!» replicò Aloisio, infastidito dall’interruzione «Le ali gli servono per muoversi nel cielo, per virare e prendere velocità, ma non sono quelle che lo fanno volare, altrimenti un uomo munito di ali artificiali volerebbe anch’egli, e non è così, credimi, io ci ho provato»
“Me lo ricordo ancora” pensò Cecco “Si è salvato per miracolo, grazie a San Fioravanti, protettore degli imprudenti“
«Come stavo dicendo dev’esserci qualche altra cosa, una sostanza eterea, miracolosa, che permette agli animali di librarsi nell’aria, sopra di noi. Pensate a come dev’essere! Osservare il mondo dall’alto, sfiorare le nuvole, ammirare il paesaggio che si distende all’infinito sotto di noi…»
«Sì, sì, abbiamo capito. Lasciamo perdere queste fantasticherie e torniamo all’esperimento!»
A parlare era stato l’uomo seduto sulla destra, era da parecchi minuti che se ne stava seduto, in silenzio, con lo sguardo corrucciato.
“Probabilmente sta pensando che avrebbe dovuto mangiare un po’ meno di quella stramaledetta oca“ ipotizzò l’assistente dell’inventore “Con il dolore allo stomaco che starà provando in questo momento, l’ultima cosa di cui vuol sentire parlare saranno gli uccelli”
«Bene. Allora concentriamoci sull’esperimento. Allora, per riuscire a distillare l’essenza del volo, ho inserito questa colomba nella macchina, ora girerò questa manovella e la spingerò verso le macine situate sul fondo dell’ampolla di vetro. Il meccanismo dividerà -grazie a una serie di filtri e setacci- le ossa, la carne e il sangue dell’animale, quello che rimarrà, l’aria volante, se così la vogliamo chiamare, verrà distillato e, grazie a questo sottile tubicino, infuso nel liquido posto nel bicchiere sul tavolo. Alla fine ognuno di noi berrà un sorso della pozione e, sono sicuro, ci ritroveremo tutti a volare nell’aria notturna»
«Si comincia!» esclamò eccitato, facendo girare la manovella.
La colomba prese ad agitarsi, una delle giovani figlie dei finanziatori voltò la faccia, disgustata, e la macchina cominciò il suo triste lavoro.
“Sarà l’ennesimo buco nell’acqua” sospirò Cecco “Possiamo dire addio ai fondi per le ricerche sulla pietra filosofale. Comunque se, come dice il mio padrone, i fallimenti sono i mattoni con cui si fanno le grandi scoperte, qui abbiamo almeno una colonna portante!”

 

fonte foto: en.wikipedia.org  dipinto: Esperimento su un uccello nella pompa pneumatica  di Joseph Wright of Derby

Licenza Creative Commons
L’eterea pozione di Davide Piccirillo è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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