Mese: dicembre 2014

Lettera aperta agli sceneggiatori dei film natalizi

Caro sceneggiatore americano di film natalizi, vedi di piantarla! Ultimamente pare che tu abbia l’idea che Babbo Natale, le decorazioni e le tradizioni siano il vero centro della festa. Tanto che nei tuoi film si arriva spesso a un punto in cui per la mancanza di un qualche marchingegno elfico, fino a quel momento sconosciuto a tutti, tipo “il restringi Babbo Natale per agevoli passaggi nei camini, detto anche Slimfast“, qualche personaggio secondario, esclama: “Se non facciamo qualcosa quest’anno non ci sarà il Natale!”

Cheeee?!!!! Ma che ti sei bevuto? Troppi zabaioni?

Ti ricordo che il Natale è una festività cristiana, in cui si celebra la nascita di Gesù Cristo. Non è il giorno della maratona internazionale di consegna regali. Grassi signori in vestito rosso e barba bianca, renne con il naso rosso, pupazzi di neve parlanti non sono il cuore e il centro della festa, sono solo accessori, decorazioni letterarie e nulla più. Se ti trovassi a scrivere un film sul capodanno ambientato a Londra, ti passerebbe per la testa di far pronunciare a un tuo personaggio, a seguito del furto di una delle lancette del Big Ben, la frase: “Se non ritroviamo la lancetta in tempo non ci sarà il nuovo anno!”. Io credo di no, eppure non hai problemi a fare una cosa del genere se in mezzo c’è il Natale.

I film di Natale fanno sempre buoni ascolti e a un certo punto i produttori devono aver pensato bene di allargare il target degli spettatori “Chi potremmo aggiungere? Sempre più persone vedono con sospetto i film con chiari riferimenti religiosi magari se li attenuassimo… e poi ci sono gli atei e non dimentichiamoci i fedeli di altre religioni. Perché escluderli dal Natale? Tutti subiscono il fascino delle candele accese, delle luci colorate, dell’idea di un perfetto estraneo che passa e ti riempie di doni. Eliminiamo i riferimenti spirituali, giochiamocela sulle tradizioni e sul fascino dello shopping sfrenato”.

E, detto fatto, hanno ingaggiato te, sceneggiatore natalizio, chiedendoti una trama semplice, ripulito da accenni alla cristianità e facile da capire. E tu hai iniziato a lavorare sulla sceneggiatura, ma si vede che lo hai fatto di malavoglia. “È un film di genere, nessuno si aspetta granché” ti sei detto. Così, via ai personaggi tagliati con l’accetta: il buono che sorride fin dalla prima inquadratura, mentre aiuta una vecchietta ad attraversare la strada; la madre di famiglia schiava delle tradizioni che cucina a ritmo continuo mentre canticchia Jingle Bells; il cinico che non sopporta il Natale (uno c’è sempre, ma tranquilli, prima della fine cambierà idea) e poi lui, Babbo Natale.

Ovviamente per far funzionare la storia ci dev’essere un problema e già ti vedo, sceneggiatore natalizio, mentre apri il Bigino per sceneggiatori privi di vena creativa di Standard e Poor (che non identifica l’agenzia di rating ma il tipo d’idee che trovi all’interno: povere e prive d’originalità) e scegli tra:

– un elfo diventa geloso e cattivo credendo di essere in grado di fare il lavoro meglio del Babbo, sabota la produzione e indice una votazione per sancire il cambio di management al polo nord.

– La figlia di Babbo Natale abbandona la sua esistenza dorata e si trasferisce in una qualche città americana. Trova l’amore (un uomo che ormai non crede più alla magia del Natale) ma, non essendosi presentata come figlia di Santa Claus -per evitare di subire un trattamento sanitario obbligatorio- ora non sa come fare a dire la verità.

– Una renna della slitta di Babbo Natale fugge, viene ritrovata da una bimba che la adora e vuole tenerla, la madre dell’infante all’inizio è contraria ma poi capisce che la sua prole ne ha davvero bisogno dopo quanto è successo (il padre è morto da poco e questo è il primo Natale che passano senza di lui o, versione meno tragica, hanno appena divorziato). Ovviamente un poliziotto/una guardia forestale/un funzionario del servizio sanitario si opporrà a questa decisione ma grazie all’aiuto del veterinario -chiamato perché la renna ha finto di stare male, facendo da sensale- le cose andranno avanti bene sino alla notte di Natale, quando il solito Babbo tornerà a prendersi la renna, ma la bambina ormai non si opporrà, anche perché la mamma e il veterinario…

Insomma, ho capito guadagnarsi la pagnotta, ma almeno provaci. Ti ricordo che è possibile fare dei gran bei film ispirati al Natale:

In nome di Dio diretto da John  Ford, con John Wayne nella parte di un fuorilegge che, in fuga con i suoi due compari, dopo una rapina, trova un carro su cui vi è una madre partoriente che, prima di morire, affida a loro il suo bimbo. I tre, ricordandosi che è il tempo dell’avvento, decidono di non poter abbandonare il bambino, riservano a lui le scorte d’acqua e s’incamminano verso il villaggio più vicino -anche se sanno che così finiranno in prigione- dopo varie vicissitudini (due dei banditi muoiono) John Wayne riesce a salvare il piccolo. Ambientazione western, accenni alla natività ma senza esagerare, grandi attori e grande regia.

La vita è meravigliosa, di Frank Capra con James Steward, la trama dovrebbero saperla tutti, visto il numero di volte in cui è stato proposto in tv -e se non la sapete correte a vederlo-.  È forse il film natalizio per antonomasia. Sì, è vero, in parte è grazie a un pasticcio sui diritti d’autore che ha fatto in modo che potesse essere trasmesso senza che fossero pagati i giusti compensi, rendendolo così molto usato dalle televisioni, ma soprattutto per via della sua morale a favore dell’impegno per la famiglia e per la comunità. Lieve critica alla società capitalistica, ambientazione natalizia solo negli ultimi minuti e anche qui grandi attori e grande regista.

Sette spose per sette fratelli di Stanley Donen -mai capito bene perché sia un film natalizio, non si vede un accenno alla festa per tutta la durata della pellicola ma tant’è- e anche qui vale il discorso sul valore della famiglia. Musical western, ballerini incredibili, canzoni orecchiabili e un regista con i fiocchi.

Insomma, non è detto che un film di genere non possa essere bello né scritto bene, cerca di impegnarti un po’ di più sceneggiatore. Per aiutarti ti regalo Il cinema secondo Hitchcock, di Francois Truffaut (il Saggiatore). Un grande regista che ne intervista un altro, il cinema spiegato dall’interno, con i suoi linguaggi e le sue regole. Di sicuro potrai imparare molto.

Perché, volendo riassumere il discorso con una metafora: il Natale non è solo l’albero, ma anche il presepe. E a me me piace o’ presepe.

Corpo diplomatico – Parte II

«Il comandante Giveto vorrebbe sapere se desidera rendere nota la nostra presenza ambasciatore»

«Sì, Kolde, riferisci al comandante che può iniziare a scendere sulla città e a mandare in onda il messaggio standard. Io verrò nella sala sbarco tra pochi minuti»

«Bene signore»

Con un movimento fluido Ento infilò la giacca dell’uniforme in maniera veloce, per evitare il più possibile di vedere il suo torace.

Un ricordo del primo contatto con Hodar IV°.

 

Hodar IV°, un pianeta bellissimo, le cui terre erano quasi completamente ricoperte da grandi foreste di piante sempreverdi.

Ento ricordava ancora come si sentiva soddisfatto la sera della fine dei colloqui preliminari. Aveva stipulato accordi molto soddisfacenti, gli hodariani erano grandissimi giardinieri e avevano la capacità di entrare in contatto con le piante a livello di energia vitale. La loro civiltà, pur se molto evoluta, era maniacalmente attenta all’ecosistema del loro pianeta e ne aveva fatto una specie di paradiso in terra.  Gli hodariani avevano persino acconsentito a mandare un nutrito contingente dei loro migliori tecnici per aiutare i terrestri nella difficile riconversione ecologica che il loro mondo stava tentando di fare, questo rapporto tra le loro razze avrebbe quindi permesso alla Terra di avere enormi benefici.

Ancora una volta l’ambasciatore Iohal si sentiva orgoglioso di far parte di quel momento storico.

Alla fine dei negoziati gli hodariani comunicarono il desiderio di esibirsi a favore dell’ospite in una danza del loro popolo, che tradizionalmente era eseguita proprio in occasione di accordi importanti, gli spiegarono che era fatta per attirare, grazie alla bellezza e alla grazia dei movimenti, il favore degli dei.

Ovviamente Ento si dichiarò più che felice di assistere a una tale esibizione e i partecipanti agli accordi si disposero a semicerchio davanti al fuoco che illuminava la radura nella quale si erano tenute le riunioni. Al centro del semicerchio stava Ento, impaziente di ammirare lo spettacolo.

La descrizione piena di ammirazione per l’armonia dei ballerini lo aveva reso molto curioso. Ai suoi occhi ogni movimento degli hodariani era colmo di eleganza. Gli abitanti di quel pianeta erano quanto di più simile egli avesse mai visto alla descrizione degli angeli. Sembravano composti di sola luce, erano praticamente immateriali, tanto che si poteva addirittura guardare attraverso di essi, e si muovevano fluttuando a circa cinquanta centimetri dal terreno. Le loro braccia somigliavano molto a delle ali, da quella che in un normale corpo terrestre sarebbe stata la mano, infatti, partiva una striscia di luce che si allargava velocemente sino a metà della lunghezza del braccio per poi restringersi di nuovo alla larghezza iniziale a mano a mano che proseguiva verso il busto. L’effetto era molto simile a quello di una larga manica di tessuto posta su un braccio umano.

Lentamente la danza ebbe inizio ed Ento fu rapito dalle evoluzioni dei danzatori e dalla musica che risuonava nella radura. Pian piano la musica iniziò a salire di volume e di ritmo e, allo stesso modo salì la velocità dei movimenti degli hodariani e, cosa che sorprese Ento, anche la loro luminosità. A un certo punto, al culmine della musica, i due danzatori, si spostarono verso le estremità del semicerchio e dai loro corpi, ormai talmente luminosi da abbagliarlo, partirono dei cerchi di energia luminescente. I due cerchi avanzarono lentamente verso gli astanti e man mano che l’energia raggiungeva gli hodariani, questi si esibivano in versi di apprezzamento e di gioia. Quando le due onde energetiche furono vicine a raggiungerlo l’ambasciatore trasse un lungo respiro, ansioso di sperimentare l’effetto benefico della luce.

Scoprì poi, al suo risveglio nell’infermeria della De Groot che l’energia era innocua per gli hodariani ma non per la fisiologia terrestre. Due lunghe cicatrici andavano ora da una parte all’altra del suo busto, in linee parallele distanti dieci centimetri l’una dall’altra.

L’unico fatto positivo di quell’avventura fu che gli hodariani, sentendosi terribilmente in colpa, decisero di aumentare il numero del loro gruppo di tecnici e anche il tempo di permanenza sulla Terra, il tutto ovviamente a titolo gratuito. La cosa si rivelò di fondamentale importanza soprattutto perché quasi subito dopo il loro ingresso nell’Unione Planetaria, visto l’enorme richiesta, Hodar IV° fissò delle tariffe astronomiche per l’invio dei propri consulenti.

Licenza Creative Commons
Corpo diplomatico – parte II di Davide Piccirillo è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.