Corpo diplomatico – Parte II

«Il comandante Giveto vorrebbe sapere se desidera rendere nota la nostra presenza ambasciatore»

«Sì, Kolde, riferisci al comandante che può iniziare a scendere sulla città e a mandare in onda il messaggio standard. Io verrò nella sala sbarco tra pochi minuti»

«Bene signore»

Con un movimento fluido Ento infilò la giacca dell’uniforme in maniera veloce, per evitare il più possibile di vedere il suo torace.

Un ricordo del primo contatto con Hodar IV°.

 

Hodar IV°, un pianeta bellissimo, le cui terre erano quasi completamente ricoperte da grandi foreste di piante sempreverdi.

Ento ricordava ancora come si sentiva soddisfatto la sera della fine dei colloqui preliminari. Aveva stipulato accordi molto soddisfacenti, gli hodariani erano grandissimi giardinieri e avevano la capacità di entrare in contatto con le piante a livello di energia vitale. La loro civiltà, pur se molto evoluta, era maniacalmente attenta all’ecosistema del loro pianeta e ne aveva fatto una specie di paradiso in terra.  Gli hodariani avevano persino acconsentito a mandare un nutrito contingente dei loro migliori tecnici per aiutare i terrestri nella difficile riconversione ecologica che il loro mondo stava tentando di fare, questo rapporto tra le loro razze avrebbe quindi permesso alla Terra di avere enormi benefici.

Ancora una volta l’ambasciatore Iohal si sentiva orgoglioso di far parte di quel momento storico.

Alla fine dei negoziati gli hodariani comunicarono il desiderio di esibirsi a favore dell’ospite in una danza del loro popolo, che tradizionalmente era eseguita proprio in occasione di accordi importanti, gli spiegarono che era fatta per attirare, grazie alla bellezza e alla grazia dei movimenti, il favore degli dei.

Ovviamente Ento si dichiarò più che felice di assistere a una tale esibizione e i partecipanti agli accordi si disposero a semicerchio davanti al fuoco che illuminava la radura nella quale si erano tenute le riunioni. Al centro del semicerchio stava Ento, impaziente di ammirare lo spettacolo.

La descrizione piena di ammirazione per l’armonia dei ballerini lo aveva reso molto curioso. Ai suoi occhi ogni movimento degli hodariani era colmo di eleganza. Gli abitanti di quel pianeta erano quanto di più simile egli avesse mai visto alla descrizione degli angeli. Sembravano composti di sola luce, erano praticamente immateriali, tanto che si poteva addirittura guardare attraverso di essi, e si muovevano fluttuando a circa cinquanta centimetri dal terreno. Le loro braccia somigliavano molto a delle ali, da quella che in un normale corpo terrestre sarebbe stata la mano, infatti, partiva una striscia di luce che si allargava velocemente sino a metà della lunghezza del braccio per poi restringersi di nuovo alla larghezza iniziale a mano a mano che proseguiva verso il busto. L’effetto era molto simile a quello di una larga manica di tessuto posta su un braccio umano.

Lentamente la danza ebbe inizio ed Ento fu rapito dalle evoluzioni dei danzatori e dalla musica che risuonava nella radura. Pian piano la musica iniziò a salire di volume e di ritmo e, allo stesso modo salì la velocità dei movimenti degli hodariani e, cosa che sorprese Ento, anche la loro luminosità. A un certo punto, al culmine della musica, i due danzatori, si spostarono verso le estremità del semicerchio e dai loro corpi, ormai talmente luminosi da abbagliarlo, partirono dei cerchi di energia luminescente. I due cerchi avanzarono lentamente verso gli astanti e man mano che l’energia raggiungeva gli hodariani, questi si esibivano in versi di apprezzamento e di gioia. Quando le due onde energetiche furono vicine a raggiungerlo l’ambasciatore trasse un lungo respiro, ansioso di sperimentare l’effetto benefico della luce.

Scoprì poi, al suo risveglio nell’infermeria della De Groot che l’energia era innocua per gli hodariani ma non per la fisiologia terrestre. Due lunghe cicatrici andavano ora da una parte all’altra del suo busto, in linee parallele distanti dieci centimetri l’una dall’altra.

L’unico fatto positivo di quell’avventura fu che gli hodariani, sentendosi terribilmente in colpa, decisero di aumentare il numero del loro gruppo di tecnici e anche il tempo di permanenza sulla Terra, il tutto ovviamente a titolo gratuito. La cosa si rivelò di fondamentale importanza soprattutto perché quasi subito dopo il loro ingresso nell’Unione Planetaria, visto l’enorme richiesta, Hodar IV° fissò delle tariffe astronomiche per l’invio dei propri consulenti.

Licenza Creative Commons
Corpo diplomatico – parte II di Davide Piccirillo è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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