Lettera aperta agli sceneggiatori dei film natalizi

Caro sceneggiatore americano di film natalizi, vedi di piantarla! Ultimamente pare che tu abbia l’idea che Babbo Natale, le decorazioni e le tradizioni siano il vero centro della festa. Tanto che nei tuoi film si arriva spesso a un punto in cui per la mancanza di un qualche marchingegno elfico, fino a quel momento sconosciuto a tutti, tipo “il restringi Babbo Natale per agevoli passaggi nei camini, detto anche Slimfast“, qualche personaggio secondario, esclama: “Se non facciamo qualcosa quest’anno non ci sarà il Natale!”

Cheeee?!!!! Ma che ti sei bevuto? Troppi zabaioni?

Ti ricordo che il Natale è una festività cristiana, in cui si celebra la nascita di Gesù Cristo. Non è il giorno della maratona internazionale di consegna regali. Grassi signori in vestito rosso e barba bianca, renne con il naso rosso, pupazzi di neve parlanti non sono il cuore e il centro della festa, sono solo accessori, decorazioni letterarie e nulla più. Se ti trovassi a scrivere un film sul capodanno ambientato a Londra, ti passerebbe per la testa di far pronunciare a un tuo personaggio, a seguito del furto di una delle lancette del Big Ben, la frase: “Se non ritroviamo la lancetta in tempo non ci sarà il nuovo anno!”. Io credo di no, eppure non hai problemi a fare una cosa del genere se in mezzo c’è il Natale.

I film di Natale fanno sempre buoni ascolti e a un certo punto i produttori devono aver pensato bene di allargare il target degli spettatori “Chi potremmo aggiungere? Sempre più persone vedono con sospetto i film con chiari riferimenti religiosi magari se li attenuassimo… e poi ci sono gli atei e non dimentichiamoci i fedeli di altre religioni. Perché escluderli dal Natale? Tutti subiscono il fascino delle candele accese, delle luci colorate, dell’idea di un perfetto estraneo che passa e ti riempie di doni. Eliminiamo i riferimenti spirituali, giochiamocela sulle tradizioni e sul fascino dello shopping sfrenato”.

E, detto fatto, hanno ingaggiato te, sceneggiatore natalizio, chiedendoti una trama semplice, ripulito da accenni alla cristianità e facile da capire. E tu hai iniziato a lavorare sulla sceneggiatura, ma si vede che lo hai fatto di malavoglia. “È un film di genere, nessuno si aspetta granché” ti sei detto. Così, via ai personaggi tagliati con l’accetta: il buono che sorride fin dalla prima inquadratura, mentre aiuta una vecchietta ad attraversare la strada; la madre di famiglia schiava delle tradizioni che cucina a ritmo continuo mentre canticchia Jingle Bells; il cinico che non sopporta il Natale (uno c’è sempre, ma tranquilli, prima della fine cambierà idea) e poi lui, Babbo Natale.

Ovviamente per far funzionare la storia ci dev’essere un problema e già ti vedo, sceneggiatore natalizio, mentre apri il Bigino per sceneggiatori privi di vena creativa di Standard e Poor (che non identifica l’agenzia di rating ma il tipo d’idee che trovi all’interno: povere e prive d’originalità) e scegli tra:

– un elfo diventa geloso e cattivo credendo di essere in grado di fare il lavoro meglio del Babbo, sabota la produzione e indice una votazione per sancire il cambio di management al polo nord.

– La figlia di Babbo Natale abbandona la sua esistenza dorata e si trasferisce in una qualche città americana. Trova l’amore (un uomo che ormai non crede più alla magia del Natale) ma, non essendosi presentata come figlia di Santa Claus -per evitare di subire un trattamento sanitario obbligatorio- ora non sa come fare a dire la verità.

– Una renna della slitta di Babbo Natale fugge, viene ritrovata da una bimba che la adora e vuole tenerla, la madre dell’infante all’inizio è contraria ma poi capisce che la sua prole ne ha davvero bisogno dopo quanto è successo (il padre è morto da poco e questo è il primo Natale che passano senza di lui o, versione meno tragica, hanno appena divorziato). Ovviamente un poliziotto/una guardia forestale/un funzionario del servizio sanitario si opporrà a questa decisione ma grazie all’aiuto del veterinario -chiamato perché la renna ha finto di stare male, facendo da sensale- le cose andranno avanti bene sino alla notte di Natale, quando il solito Babbo tornerà a prendersi la renna, ma la bambina ormai non si opporrà, anche perché la mamma e il veterinario…

Insomma, ho capito guadagnarsi la pagnotta, ma almeno provaci. Ti ricordo che è possibile fare dei gran bei film ispirati al Natale:

In nome di Dio diretto da John  Ford, con John Wayne nella parte di un fuorilegge che, in fuga con i suoi due compari, dopo una rapina, trova un carro su cui vi è una madre partoriente che, prima di morire, affida a loro il suo bimbo. I tre, ricordandosi che è il tempo dell’avvento, decidono di non poter abbandonare il bambino, riservano a lui le scorte d’acqua e s’incamminano verso il villaggio più vicino -anche se sanno che così finiranno in prigione- dopo varie vicissitudini (due dei banditi muoiono) John Wayne riesce a salvare il piccolo. Ambientazione western, accenni alla natività ma senza esagerare, grandi attori e grande regia.

La vita è meravigliosa, di Frank Capra con James Steward, la trama dovrebbero saperla tutti, visto il numero di volte in cui è stato proposto in tv -e se non la sapete correte a vederlo-.  È forse il film natalizio per antonomasia. Sì, è vero, in parte è grazie a un pasticcio sui diritti d’autore che ha fatto in modo che potesse essere trasmesso senza che fossero pagati i giusti compensi, rendendolo così molto usato dalle televisioni, ma soprattutto per via della sua morale a favore dell’impegno per la famiglia e per la comunità. Lieve critica alla società capitalistica, ambientazione natalizia solo negli ultimi minuti e anche qui grandi attori e grande regista.

Sette spose per sette fratelli di Stanley Donen -mai capito bene perché sia un film natalizio, non si vede un accenno alla festa per tutta la durata della pellicola ma tant’è- e anche qui vale il discorso sul valore della famiglia. Musical western, ballerini incredibili, canzoni orecchiabili e un regista con i fiocchi.

Insomma, non è detto che un film di genere non possa essere bello né scritto bene, cerca di impegnarti un po’ di più sceneggiatore. Per aiutarti ti regalo Il cinema secondo Hitchcock, di Francois Truffaut (il Saggiatore). Un grande regista che ne intervista un altro, il cinema spiegato dall’interno, con i suoi linguaggi e le sue regole. Di sicuro potrai imparare molto.

Perché, volendo riassumere il discorso con una metafora: il Natale non è solo l’albero, ma anche il presepe. E a me me piace o’ presepe.

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