Corpo diplomatico – Parte IV°

Edi-robot

L’ambasciatore si sistemò con cura il cappello, controllando nel grande specchio che la divisa fosse a posto in ogni minimo particolare.

“Faccio ancora la mia bella figura quando sono tirato a lucido” pensò con soddisfazione.

«C’è una chiamata per lei, signore» lo informò Safa tramite l’interfono.

«Adesso?» domandò lui sorpreso «Chi è?»

«L’ambasciatore Gwekt»

Ento annuì in silenzio, facendo segno al suo assistente di passargli la chiamata.

Gwekt era uno dei suoi più cari amici, molto probabilmente aveva saputo della missione imminente e voleva fargli gli auguri.

Mentre davanti a lui l’aria cominciava a illuminarsi, e a delineare i contorni dell’amico, si ritrovò a pensare a quando l’aveva incontrato per la prima volta.

 

Ento aveva ricevuto la notizia con un mix d’incredulità e stupore. Un incontro con i qwirtiani!

Una delle razze più misteriose dell’universo conosciuto! Non si sapeva nemmeno l’esatta ubicazione del loro pianeta natale e nessuno ne aveva mai visto uno dal vivo. Erano una specie tecnologicamente avanzatissima, le loro astronavi si avvicinavano ai pianeti con cui avevano intrecciato scambi commerciali ma da esse uscivano dei droni, generalmente modellati per somigliare agli abitanti indigeni, che eseguivano i compiti a terra e tramite i quali gli enigmatici esseri mantenevano le comunicazioni con l’esterno.

E ora lui, Ento Iohal, aveva l’incarico di stipulare un contratto con loro. Decise immediatamente che avrebbe fatto di tutto per riuscire a conoscere di persona un qwirtiano.

Il giorno dell’incontro si recò, negli uffici dei qwirt su una stazione spaziale poco al di fuori del sistema Ludo15. L’ufficio era piuttosto spoglio, una grande stanza grigia, con poche poltroncine gravitazionali per gli ospiti in attesa e una scrivania dietro la quale sedeva una segretaria/androide che in quel momento gli dava le spalle.

Quando la poltroncina si girò, permettendogli di vedere la faccia dell’androide, Ento capì che non era l’unico ad aver fatto i compiti. Di fronte a lui c’era la copia esatta della sua prima fiamma, una ragazza conosciuta alla scuola diplomatica di Roma.

“Per tutti gli Hyppik!” pensò sconvolto “Questi tizi giocano duro”

Mostrando la maggiore noncuranza possibile Ento si presentò, la ragazza si alzò e gli chiese di seguirla nella stanza accanto.

“Anche la voce è la stessa” notò ammirato.

Una volta entrati nell’ufficio, un elegante studio arredato con legno pregiato e cuoio secondo la moda terrestre del diciannovesimo secolo, la ragazza gli fece segno di sedersi e si andò a posizionare dietro l’ampio scrittoio.

«Bene» disse il costrutto, ma stavolta la voce che uscì dalla sua bocca era profonda e con un marcato accento esotico «Io sono Gwekt, rappresentante del mio popolo per questo settore dello spazio. Come lei sa già siamo interessati allo sfruttamento delle sacche di gas Gloj presenti sul pianeta Marte. Questi sono i termini dell’accordo che proponiamo»

Immediatamente una serie di schermate comparvero davanti agli occhi di Ento, che passò i minuti seguenti a esaminarle.

Aveva subito capito che lì non avrebbe trovato nessun appiglio per riuscire a portare a termine i suoi piani, gli accordi erano troppo convenienti: una grossa cifra annua e aiuto per lo sviluppo tecnologico. Così aveva fatto finta di essere ancora immerso nello studio delle clausole per cercare una soluzione, e improvvisamente aveva avuto un’illuminazione.

«No» disse alla fine in tono seccato.

Il sorriso dolce e lievemente malinconico con cui la ragazza/ambasciatore lo aveva osservato sino ad allora si trasformò in uno sguardo sorpreso.

«No? Ma… ma è un accordo più che vantaggioso» cominciò a replicare la voce profonda.

«Può anche essere» concesse Ento «Ma questo… trucchetto!» disse indicando l’androide identico alla sua ex «Dimostra chiaramente una vostra mancanza di rispetto nei miei riguardi. Sono stato investito dei pieni poteri per condurre questa trattativa dal mio governo, rappresento più di quarantotto miliardi di persone, non avere riguardo per me significa non averlo nemmeno per il mio pianeta!»

«Ma no… Ha capito male, voleva essere…»

«Era uno scoperto tentativo di condizionarmi!» lo interruppe lui «Quindi, se avete intenzione di continuare la trattativa vi consiglio vivamente di rimediare. La prossima volta ci incontreremo di persona, faccia a faccia, altrimenti è il caso che cerchiate qualche altro pianeta che abbia le riserve del gas che cercate»

«Non è possibile, non è mai successo prima» cercò di spiegargli il qwirtiano.

«Veda di farlo succedere se tiene a quest’accordo» concluse seccamente Ento.

Due giorni dopo – che aveva passato nel terrore di aver fatto saltare tutto – fu contattato nuovamente dai qwirt. Acconsentivano alle sue richieste, sarebbe stato prelevato e portato sulla loro nave.

Non appena scese dalla navetta una voce, che gli era sembrato di riconoscere come quella dell’emissario che aveva incontrato in precedenza, cominciò a guidarlo.

«Avrei inviato un drone, ma non ero sicuro di come…» si era giustificato Gwert.

La nave sembrava completamente deserta, Ento iniziò a osservare con meraviglia l’architettura di quel luogo: sia le pareti sia il pavimento erano rotondi e gli trasmettevano la sensazione di camminare all’interno di un gigantesco reticolo di tubi. Distratto dai suoi pensieri a un certo punto si rese conto di aver sbagliato strada.

«Non si muova!» gli intimò l’alieno «Cercherò io di rintracciarla con la strumentazione»

«Non c’è bisogno, credo di aver capito dove mi sono confuso, ora torno indietro e prendo il corridoio giusto»

«Meglio di no, mi creda. Sono anch’io nei corridoi e non vorrei che ci incontrassimo senza che io abbia potuto spiegarle alcune cose… »

Ma non riuscì a finire la frase perché, girando un angolo a tutta velocità, Ento era andato a sbattere contro qualcosa, o meglio qualcuno. L’impatto lo fece cadere a terra, ma fu la vista di quello che era successo al qwirtiano che lo lasciò senza fiato. Gli organi dell’alieno schizzarono ovunque nel corridoio in un turbine di occhi, materia gelatinosa e sangue.

Aveva letteralmente mandato a pezzi l’ambasciatore di Qwirt! Evidentemente gli alieni erano esseri fragilissimi!

L’orrore per lo spettacolo che si trovava davanti, sommato alla consapevolezza che un incidente del genere avrebbe provocato tremende ripercussioni sulla sua vita e sulla sua carriera, fu troppo per lui.

Svenne.

«Che disastro» sentì dire da una voce che somigliava incredibilmente a quella di Gwert.

“Si vede che sono io a non essere in grado di cogliere le differenze tra le voci” pensò, mentre cercava di convincersi ad aprire gli occhi e ad affrontare le conseguenze delle sue azioni.

«Speriamo solo che non sia morto» continuò l’altro.

“Dubito che possa essere vivo con tutti i suoi organi sparsi in giro”

«Ambasciatore Iohel, mi sente? Sono Gwart, va tutto bene?»

Ento spalancò immediatamente gli occhi e si ritrovò davanti a uno spettacolo incredibile.

Il qwirt era una sfera vagamente iridescente, che conteneva al suo interno una massa di organi in perenne movimento. Una specie di giostra macabra, dalla quale ogni tanto poteva vedere spuntare un occhio da dietro quello che sembrava un fegato, oppure osservare un cervello fluttuare vicino a una specie di bocca.

«Per fortuna è vivo» disse sollevato l’alieno, utilizzando proprio la bocca in questione.

«Lo scontro di prima… l’ho vista andare letteralmente in pezzi» biascicò Ento.

«Lo so, lo so, me ne scuso, non mi aspettavo di incontrarla e non sono riuscito a tenermi compatto»

Si scoprì che i qwirtiani erano essere incredibili, che contenevano al loro interno un piccolo punto gravitazionale, una specie di microscopico buco nero, attorno al quale ruotavano tutti i loro organi, senza la protezione di una pelle, un carapace o anche solo una massa gelatinosa che le tenesse insieme. Dopo essersi scontrati i pezzi erano andati alla deriva, ma solo per essere poi, lentamente, attirati di nuovo nell’orbita dell’alieno.

Entrambi scossi da quell’incontro/scontro i due diplomatici siglarono in fretta un accordo che risultò molto vantaggioso per la terra: Gwert, infatti, per scusarsi della sua goffaggine insistette per aumentare il compenso per la concessione.

Per Ento l’unica nota negativa di quell’avventura fu che, in seguito allo shock, divenne completamente calvo.

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