L’androide dalle mani lunghe – parte II –

immagine: Robot in love di Rudy Jan Faber

 

 

«Secondo me ti somiglia» disse mia moglie, una volta che le porte dell’ascensore si furono richiuse dietro di noi.

Scrollai le spalle infastidito. Da qualche mese il nuovo, lussuoso, condominio in cui ora abitavo, si era dotato di un androide che svolgeva le funzioni di ascensorista e, ogni volta che lo vedeva, lei ripeteva quella frase.

Erano passati sei anni da quel pomeriggio, l’AT aveva mantenuto le sue promesse e, grazie alla somma che mi era stata accreditata, ero riuscito ad avviare un’attività di compravendita di generi extra lusso: legno, acqua minerale, pelle, vera carne animale e persino uova. Gli affari erano andati da subito benissimo, nonostante la crisi generale che aveva colpito i ceti medio bassi. I grandi ricchi spendevano ancora moltissimo per i loro capricci. Ero riuscito a entrare nel giro che contava e mi era diventato ormai usuale partecipare ai pranzi o alle cene dell’élite della megatropoli.

Vivevo la vita che avevo sempre sognato quando, l’AT annunciò l’uscita dei nuovi modelli di androidi. I Wallet erano basati su un tipo d’intelligenza artificiale rivoluzionario e promettevano meraviglie quanto a interattività con gli umani e alla capacità di affrontare problemi o situazioni insolite. L’AT, decisa a conquistare una posizione dominante sul mercato robotico, aveva attuato una politica di marketing molto aggressiva: il prezzo di vendita degli automi sarebbe stato alla portata della tasca di – quasi- tutti.

Il successo fu clamoroso: negozi, aziende e privati acquistarono gli automi, che in pochi mesi riempirono ogni angolo della città.

La cosa per me veramente destabilizzante fu però l’annuncio delle identità sulle quali erano basate le IA degli androidi. L’AT voleva fosse chiaro agli acquirenti che il Wallet era basato su personalità reali e fornire il nome dei soggetti che si erano sottoposti al test era un modo efficace per ribadire il concetto. Cercai in ogni modo di bloccare la diffusione di quella notizia, ma il contratto fattomi firmare a suo tempo risultò a prova di bomba. Come beffa finale, risultò che il modello W4, quello basato sulla mia personalità, era il preferito dai clienti: lo trovavano più servizievole.

Già solo quello sarebbe basato a farmi sentire in imbarazzo, ma mia moglie aveva ragione, il modello W4 mi somigliava: la forma della faccia, il naso arrotondato e persino la penuria dei capelli. Quei bastardi non avevano nemmeno avuto la delicatezza di costruirlo in maniera diversa.

«È una questione di equilibri» mi disse Ferrandini, quando lo chiamai infuriato «Anche noi avremmo preferito un aspetto più accattivante, ma l’androide ha la sua personalità, Quartelli, e in qualche modo è abituato a vedersi come un determinato tipo di persona, anche fisicamente. Non potevamo rischiare di rovinare tutto per una questione estetica»

In sostanza non avrebbero cambiato una virgola dell’automa e, per sovrapprezzo, mi ero anche sentito dire che ero poco accattivante.

La mia scalata all’alta società subì una brusca frenata, le padrone di casa trovavano “bizzarro” avere un ospite così simile al maggiordomo e così evitavano di invitarmi. Sembrava che, da qualunque parte mi girassi, fossi circondato da quella specie di caricatura di me stesso.

Ma il peggio doveva ancora arrivare.

La prima avvisaglia la ebbi dopo diciotto mesi dalla messa in vendita del primo esemplare. Parcheggiai come al solito la macchina davanti al palazzo in cui c’era la sede della mia società, nell’atrio incrociai Daniele Gufi, il titolare di uno studio di architetti che aveva gli uffici un piano sotto il mio.

«Certo che sei un bel birichino, eh?» mi disse facendo l’occhiolino.

Lo guardai come si potrebbe guardare un uomo che, dal nulla, tira fuori una frase come questa, con uno sguardo che stava a significare : “Che stai dicendo, imbecille?”

Lui non colse il sottinteso e, ridendo, scomparve dietro la porta dell’ascensore.

Entrato nel mio ufficio, intercettai un paio di sguardi divertiti delle mie impiegate, mi chiesi cosa stesse succedendo ma poi il lavoro della giornata mi tenne impegnato e cancellò dalla mia mente quel pensiero. All’ora di pranzo, quando andai nel solito ristorante, il proprietario, un mio amico e cliente della mia ditta, mi disse:

«Dev’essere imbarazzante per te»

«Di che parli?»

«Come, non lo sai?» rispose lui stupito «Mi spiace essere proprio io… ma tanto, prima o poi… vieni, andiamo un attimo nel mio ufficio»

Lo seguii incuriosito e rimasi a osservarlo mentre si connetteva alla rete ed espandeva davanti a noi lo schermo, per permettermi di vedere un filmato.

«È da stamattina che lo mostrano durante i telegiornali.»

Nell’immagine si vedeva la pop star del momento, una formosa bionda chiamata Nota SintGer, che durante una passerella posta davanti all’entrata di un’importante manifestazione, si chinava per firmare un autografo a un bambino oltre le transenne e poi si rialzava di scatto, toccandosi il posteriore con uno sguardo infuriato.

«Non vedo come…» cominciai.

Immediatamente il video fu rimandato, stavolta l’immagine era in campo largo. Dietro la cantante, si poteva intravedere l’inconfondibile figura di un androide -il W4 con le mie fattezze, ovviamente- che seguiva i movimenti della diva e che, nel momento in cui quest’ultima era protesa verso il basso, le fissava il posteriore per alcuni secondi per poi palparla velocemente.

“L’androide con le mani lunghe!” era il titolo del servizio, nel quale diversi esperti furono interpellati per avere lumi sull’inusuale comportamento dell’automa. Tutti si dissero convinti che la base del problema doveva risiedere nel nuovo tipo d’intelligenza artificiale. Per ultimo fu intervistato anche il professor Ferrandini:

«Non sappiamo cosa sia successo, l’AT si è subito scusata con Nota e abbiamo provveduto a sostituire il modello difettoso. Siamo certi che si tratti di un caso isolato e che non si ripeteranno altri episodi di questo genere» stava dicendo con aria sicura.

Con il senno di poi posso affermare, senza tema di smentite, che le capacità previsionali del dottore sono pessime.

Fu un massacro.

Licenza Creative Commons
L’androide dalle mani lunghe 2° parte diDavide Piccirillo è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://piccoliscritti.com/2015/09/30/landroide-dalle-mani-lunghe-ii-parte/.

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