Agente Atmosferico – III° e ultima parte

Oscar, il suo gatto arancione, gli fece immediatamente presente la necessità di un pasto fresco, e l’IA riferì di aver registrato una comunicazione del suo supervisore. Sdraiato sul suo letto e con in grembo il felino, Kol chiamò la sede centrale climatica.

Sullo schermo comparve il volto del suo maestro, Heli Hammed, la faccia, incorniciata dai capelli e dalla barba bianca, esprimeva preoccupazione:

«Ho appena ricevuto un rapporto del comandante Keller» esordì.

“Quel figlio di loom non ha perso tempo» pensò Kol.

«Posso immaginarne il tono» disse.

«Certe volte non riesco proprio a capire come, con un carattere così, tu sia riuscito a passare il test.» continuò l’altro con aria stanca «Alle volte non fa male piegarsi alle pressioni esterne, adeguarsi. Non dovrebbe essere questa la prima dote di un ufficiale climatico?»

«Mi sono limitato a fare quello che pensavo fosse giusto. Il problema è che il comandante non gradisce la mia autonomia decisionale, e oggi ha chiaramente espresso la sua intenzione di diminuirla»

Così dicendo gli riferì del colloquio avuto con Keller e dell’inquietante minaccia di quest’ultimo.

«Sembra una cosa seria» disse preoccupato Hammed «Parlerò con chi di dovere. Una cosa è volere la collaborazione dell’ufficiale climatico, altro è pretendere di avere parte nelle decisioni o, addirittura, minacciare un nostro agente»

Con il suo solito modo di fare spiccio il supervisore troncò la comunicazione.

Kol si rilassò, soddisfatto, ci avrebbero pensato i suoi superiori a garantire la sua sicurezza. I militari come il comandante spesso non avevano ben chiaro quale fosse il ruolo e la potenza dell’agenzia climatica. Un organismo capace che radunava ragazzini da ogni parte dell’unione e li allevava e preparava per il lavoro di ufficiale climatico. L’ACAA (Agenzia Controllo Atmosferico Artificiale) era come una grande madre: severa ed esigente, ma sempre pronta a difendere i suoi figli.

Chiudendo gli occhi cullato dal ritmico ronfare del gatto, l’unico al mondo che sembrava gradire la sua compagnia, ripensò alle parole di Heli e anche a quelle di Jolly: entrambi avevano fatto riferimento al giorno del test.

 

Aveva circa dodici anni. Insieme agli altri ragazzi della sua camerata all’orfanotrofio era andato in gita al parco degli alberi casa. I loro insegnanti avevano organizzato un piccolo accampamento ai piedi di una collina. Da lassù potevano godere di una vista meravigliosa sulla folta foresta attorno a loro, a poca distanza c’era anche il basso edificio di cemento senza finestre che ospitava i bagni e che aveva un’ampia sala nel caso di brutto tempo. Era stata una giornata molto bella, passata a giocare e a esplorare la foresta. Persino Jolly, il bulletto che lo tormentava continuamente, aveva trovato di meglio da fare che prenderlo in giro.

Improvvisamente, tutto era cambiato. Il cielo aveva iniziato a brontolare, con le nuvole che, sempre più nere, diventavano minacciose. Gli insegnanti parevano essere spariti, e i ragazzi, spaventati, si guardavano l’un l’altro, indecisi sul da farsi. La maggior parte di loro si era messa a correre in direzione dell’edificio di cemento, ma Kol non aveva voglia di rinchiudersi in un edificio chiuso. Così si guardò attorno alla ricerca di un riparo e, proprio a pochi passi, sul fianco della collina, vide una sporgenza rocciosa, piuttosto profonda. Si diresse da quella parte e, raggomitolato al sicuro e all’asciutto contro il fianco della montagna, guardò come se la cavavano gli altri.

Erano tutti sul sentiero che portava alla costruzione, i primi erano già entrati ma la maggior parte si stava affollando davanti alle porte. Distaccato di qualche decina di metri c’era Jolly. Anche da quella distanza riusciva a riconoscere i suoi capelli biondi e la sua aria spavalda. Camminava lentamente e si fermava spesso: allargava le braccia in mezzo alla strada, la faccia rivolta contro il cielo, e lanciava un urlo fortissimo, a metà strada tra una risata e un grido di provocazione.

«Alcuni hanno quel tipo di atteggiamento» gli spiegò quella sera Heli, mentre lo accompagnava verso la sua nuova casa «Sfidano la natura. E ovviamente non sono adatti: persone di quel genere cercherebbero di giocare troppo con il clima, di piegarlo ai loro voleri, senza seguire lo schema naturale. La maggior parte, invece, fugge verso il riparo più sicuro: sono quelli che vorrebbero che fosse sempre bel tempo. Anche loro non vanno bene. Infine ci sono quelli noi» gli disse sorridendo, e, guardando quella barba marrone e quegli occhi intelligenti, Kol si sentì felice di poter finalmente appartenere a qualcuno o qualcosa «quelli che si siedono al riparo di una roccia e si godono lo spettacolo di un bel temporale estivo»

 

Anni dopo aveva lui stesso aiutato a organizzare test di quel genere, studiando le previsioni e inviando sul luogo di possibili temporali delle scolaresche. C’era sempre più bisogno di agenti climatici. Personaggi come Keller potevano continuare all’infinito a sbraitare contro la loro incapacità di adeguarsi alle necessità e ai voleri dell’equipaggio.

Non capivano.

Già dopo i primi anni gli psicologi avevano notato che i programmi per la gestione climatica non davano buoni effetti. Gli spaziali, sapendo che dietro ai cambiamenti climatici c’era un software, non riuscivano a sentirsi veramente a loro agio. Così si era provato a far decidere a degli uomini quale dovesse essere il clima artificiale delle stazioni e le cose erano andate meglio. Forse per via dei ricordi atavici, quando gli uomini primitivi o quelli dell’antichità attribuivano a figure divine, ma dalle fattezze e caratteristiche umane, i capricci del tempo.

Così era nato il corpo climatico.

E lui era tra i loro migliori esponenti, quello sotto la cui supervisione c’erano meno incidenti sul lavoro, meno casi di depressione o di estraniamento da spazio profondo. E questo perché era allo stesso tempo metodico (seguiva con scrupolo l’andamento delle stagioni) e imprevedibile (capace di rovinare un giorno di festa con un violento temporale).

 

fonte foto: http://www.designzzz.com/30-epic-digital-paintings-and-illustrations/

Licenza Creative Commons
Agente Atmosferico III° parte diDavide Piccirillo è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://piccoliscritti.com/2015/12/21/agente-atmosferico-iii-e-ultima-parte/.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...