George Smiley

Pac Man e La talpa

I videogiochi stanno percorrendo la stessa strada dei fumetti, dapprima giudicati roba da bambini hanno assunto nel tempo anche forme molto complesse e articolate. Da questa considerazione è nata l’idea di una recensione che abbina un videogioco e un romanzo. A prima vista potrebbe sembrare una comparazione azzardata, due generi troppo distanti tra loro, ma ultimamente questa presunta distanza è via via diminuita, tanto che non è infrequente trovare ora in libreria romanzi che si basano sulle trame di giochi di successo.

Ho pensato di abbinare due classici, due titoli molto conosciuti e ormai ben inseriti nella cultura popolare: le creazioni di John Le Carré e Tohru Iwatani.

Quali sono gli elementi che accomunano La Talpa e Pac Man? Come può un agente dei servizi segreti inglesi somigliare a una pallina gialla che si abboffa di puntini? Di preciso cosa ti sei fumato prima di scrivere il pezzo?

Queste potrebbero essere le domande che sono nate nella vostra mente leggendo quanto sopra. Cercherò di rispondere: prima di tutto non fumo, nemmeno le sigarette normali. Chiarito questo punto passiamo ai successivi. La Talpa parla della ricerca di un agente segreto russo infiltrato nel MI5, il servizio segreto inglese. Ricerca che è affidata a un uomo messo forzatamente a riposo, che agisce anche per senso di fedeltà riguardo al suo ex superiore, morto a seguito del fallimento nello scoprire l’identità della spia. Un uomo tradito dalla moglie e dagli amici, che ha passato tutta la vita a districarsi in un labirinto di bugie e che ora cerca invano di sfuggire ai propri fantasmi. Pian piano, George Smiley raccoglie brandelli d’informazioni e segue una pista che lo porterà a identificare e arrestare il doppiogiochista.

Ricapitolando: è inseguito dai fantasmi, segue una pista di piccoli pezzi, in un labirinto! Oltretutto si chiama Smiley -come le faccine tonde degli sms- cioè… praticamente è il gemello di Pac Man!

Il videogioco è chiaramente un’allegoria della vita dell’uomo moderno, inseguito dalle preoccupazioni, dallo stress e dai ritmi frenetici della vita (fantasmini). Che spesso deve ricorrere ad aiuti chimici come antidepressivi, vitamine o antidolorifici (le pillole che rendono Pac Man invincibile) per sconfiggere i propri problemi e che, ogni tanto, riesce a raccogliere il frutto della propria fatica -leggasi sesso- (i frutti al centro del labirinto).

Dite che non era proprio questa l’idea di Iwatani? Probabilmente avete ragione e il tecnico della Namco voleva solo creare un passatempo divertente e scacciapensieri. Ma chi lo sa? In fondo ‘sti giapponesi sono imperscrutabili.

I punti di contatto tra gioco e romanzo non si fermano qui, i protagonisti sono entrambi familiari: George Smiley non è un super agente, è un uomo comune, i cui tratti distintivi sono una mente acuta e un’incredibile capacità di sopportazione. Pac Man, dal canto suo, non è altro che una pallina con la bocca.  I nemici di Smiley hanno come nome: Tinker, Tailor, Soldier e Spy (calderaio, sarto, soldato e spia) che è anche il titolo originale del romanzo, sono i soprannomi dato da Controllo, ex capo dei servizi, ai possibili sospettati. Soprannomi derivanti da una famosa filastrocca e che si abbinano bene alle personalità degli uomini indagati. Anche i fantasmini di Pac Man hanno nomi e personalità diverse: c’è Blinky, quello rosso, il più cattivo, che non molla mai la presa; Pinky, quello rosa, il più veloce; Inky, il blu, più tattico degli altri, di solito quello che chiude l’altra estremità del percorso di Pac Man e infine Clyde, lo scemo del gruppo, che fa traiettorie a caso.

Insomma: se avete passato ore a smanettare comandando la pallina gialla e letto le pagine del romanzo di Le Carré, non potrete che darmi ragione; se avete esperienza solo con uno dei due titoli, correte ad aggiudicarvi l’altro e, se non conoscete nessuno dei due, uscite dalla grotta nella quale vi siete rintanati negli ultimi sette lustri!