prima parte

Agente atmosferico – I° parte

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Stazione spaziale Roddemberry, al confine del sistema solare Tiberius K

Kol Toome era seduto al tavolo del ristorante tiberiano sul ponte commerciale tre, intento a gustarsi il dolce di ghist con panna fresca di loom, un piatto di cui andava pazzo. Quando un’enorme ombra calò sul suo tavolo.
«Sei tu Toome?» gli chiese un uomo gigantesco, vestito con una tuta verde che lo identificava come un addetto alla manutenzione.
«Sì» rispose lui, preparandosi al peggio.
Sapeva che non sarebbe dovuto uscire quel giorno, ma la golosità aveva vinto sulla prudenza.
«E sai che giorno era ieri?» continuò l’altro.
«Il 24 luglio»
«Già, il 24 luglio. La festa del salto!» disse l’uomo, accompagnando la frase con una forte manata sul tavolo.
“Se non altro ha attirato l’attenzione” ragionò Kol, vedendo che il proprietario del locale guardava agitato dalla loro parte “Immagino che tra poco arriveranno gli uomini della sicurezza”.
«Sai quant’è importante per noi spaziali la festa del salto? Specie per quelli come me che sono in servizio da più di 200 giorni? Hai idea di cosa significhi?»
«Sono uno spaziale anch’io» gli rispose.
“E sono in servizio da molto più tempo di te” pensò, anche se ritenne più opportuno non dirlo.
«Ah, sei uno spaziale anche tu?» continuò l’altro, guardandosi attorno con aria palesemente incredula «Beh, non si direbbe. Altrimenti non saresti stato così stronzo!»

Il comandante Keller era un uomo sulla quarantina, capelli neri, occhi color marrone e un fisico asciutto dovuto alla disciplina con cui si allenava ogni giorno. Disciplina era la sua parola d’ordine, nella vita personale e sul lavoro. Per questo in quel momento, mentre guardava davanti a se l’ufficiale climatico e un addetto alla manutenzione che erano venuti alle mani in un ristorante, faticava a contenere la furia.
«E’ inconcepibile!» sbottò alla fine «Picchiarsi come dei ragazzini, e in un luogo pubblico per giunta! Quando ho sentito la notizia pensavo si trattasse di qualche turista o di un agente di commercio. Ma due membri del mio equipaggio! Due uomini» continuò dando un’occhiata al monitor davanti a se «d’esperienza, che sono abituati a lavorare nello spazio e che dovrebbero sapere l’importanza di trasmettere un senso di professionalità e fiducia ai passeggeri. Complimenti.»
I due uomini ascoltavano il rimprovero in piedi uno accanto all’altro. Il manutentore; biondo, occhi azzurri, alto più di due metri e con due larghe spalle, aveva l’aria colpevole di un bambino sorpreso a fare una marachella. Toome; sui trent’anni, capelli castani, occhi marroni, fisico asciutto e altezza nella norma, aveva lo sguardo fisso davanti a se e l’aria impassibile, come se le parole del capitano gli scivolassero addosso senza lasciare segno.
«Ho già speso troppo tempo con voi.» concluse infine Keller «Siete entrambi confinati nei vostri alloggi per le prossime tre settimane. I danni al ristorante e il costo dell’intervento della sicurezza vi saranno addebitati in parti uguali. Ma sappiate che, se per un qualunque caso del destino, tornerete di fronte a me per una faccenda del genere, non sarò così comprensivo e vi sbatterò in cella per il resto della vostra ferma!» così dicendo si sedette sulla sedia dietro la scrivania congedandoli con un gesto della mano.
Il colosso biondo si girò e uscì con aria infelice, Toome invece rimase fermo al suo posto.
Dopo alcuni secondi il capitano mostrò di essersi accorto della sua presenza.
«Ho già detto tutto quello che avevo da dire sulla faccenda, Toome. Può andare»
«Con tutto il rispetto capitano, c’è qualcosa che vorrei chiarire. Ho preferito aspettare che fossimo soli.»
«Tipo?» chiese Keller con aria indispettita.
«Beh, per esempio c’è il fatto che io non ho provocato nessuna rissa. Mi sono solo difeso dall’attacco, e questo le potrà essere confermato dai presenti»
«Queste cose non m’interessano. Ha cominciato lui… E’ lui il cattivo… Sulla mia nave tutti i membri dell’equipaggio devono assumersi le loro responsabilità.» continuò fissandolo negli occhi «Sappiamo entrambi quali sono le ragioni di quell’uomo. Per la miseria, era proprio necessario? La festa del salto: il primo giorno di riposo per molti dei miei uomini. Il parco biologico era pieno di famiglie in festa, lei dovrebbe comprendere quanto questo possa essere importante per gli spaziali di lungo corso. E cosa succede? Un temporale. Un violentissimo temporale! Con tanto di tuoni e fulmini! In un bio parco con un diametro di ventisette chilometri e con metà delle famiglie erano nei pressi del centro. Sa cosa vuol dire? Donne e bambini si sono inzuppati fino al midollo, ho le infermerie piene fin quasi al collasso.»
Il comandante cercò di contenere la rabbia che sentiva crescere dentro di se.
«Il tempo è una variabile che sfugge al controllo dell’uomo» rispose Toome.
«Non su una cazzo di stazione spaziale!» esplose Keller «Qui è lei che decide che tempo fa. E’ il suo lavoro. Com’è possibile che le sia venuto in mente di far scoppiare un temporale? In quale parte della sua mente malata ha partorito quest’idea? E cosa si aspettava? Che le facessero i complimenti? E’ logico che quell’uomo fosse infuriato. Lo sarei stato anch’io al suo posto.»

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Agente atmosferico diDavide Piccirillo è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://piccoliscritti.com/2015/11/09/agente-atmosferico-i-parte/.